201801.31
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L’attribuzione di responsabilità nell’omicidio stradale

Il reato di omicidio stradale di cui all’art. 589 bis c.p., introdotto dall’art. 1, comma 1, della L. n. 4 del 23 marzo 2016, punisce chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.
Al fine dell’imputazione del reato in capo al trasgressore, occorre che sia provato il nesso di causalità tra la condotta antigiuridica e l’evento dannoso (artt. 40 e 41 c.p.), ovverosia si richiede che il comportamento negligente, imprudente o imperito del soggetto agente sia la causa principale dell’evento morte, venendo esclusa la sua responsabilità qualora sia accertato che la condotta della vittima sia causa da sola sufficiente a produrre l’evento.

In tal senso, il Tribunale di Firenze, sezione II, con la sentenza n. 2838 del 5 luglio 2017, assolveva con formula piena “perché il fatto non sussiste” il conducente di un autocarro, il quale si immetteva in una via con divieto di transito, travolgendo ed uccidendo un pedone che, nello stesso momento, era accidentalmente inciampato sul rilievo del marciapiede.
Il Giudice, uniformandosi alla consolidata giurisprudenza di legittimità, ha ritenuto che l’evento morte si sarebbe ugualmente verificato anche qualora il conducente avesse rispettato il divieto di transito, perché la condotta della vittima ha integrato una causa eccezionale e atipica che il conducente non avrebbe potuto prevedere né evitare, ed è perciò considerata di per sé sufficiente a produrre il decesso.

In conclusione, il nesso causale tra la condotta colposa e l’evento morte non può essere oggetto di presunzione e deve essere, invece, escluso quando sia dimostrato che l’incidente si sarebbe ugualmente verificato anche qualora la condotta antigiuridica non fosse stata posta in essere.

dott.ssa Silvia J. Foti