201909.23
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Peculato d’uso: stop agli abusi di beni di servizio per uso privato.

Con la sentenza n. 30178 del 9 luglio 2019, la Corte di Cassazione si è pronunciata nuovamente sulla necessità di stabilire i limiti entro i quali sia possibile riscontrare il reato di peculato d’uso di cui all’art. 314 c.p. Chiamata a decidere sul caso di un pubblico ufficiale colto ad utilizzare auto e telefono di servizio per usi prettamente personali  – telefonate private a parenti ed amiche per una spesa totale di 1.023,66 euro ed uso dell’auto di servizio per recarsi più volte presso un night club, oltre che in altri luoghi non legati a ragioni di servizio – la Suprema Corte ha ribadito la necessità di delineare le condizioni in presenza delle quali condotte di questo tenore siano penalmente rilevanti.

Continuando sulla strada già tracciata da numerose precedenti pronunce, la Corte di Cassazione ha dunque confermato che il reato di peculato d’uso sia riscontrabile ogniqualvolta il pubblico ufficiale che abbia il possesso o la disposizione di un bene pubblico o altrui per ragioni di servizio, come l’auto ed il cellulare nel caso di specie, ne faccia invece un uso prettamente privato dal quale sia derivato “un danno apprezzabile al patrimonio della P.A. o di terzi, ovvero una lesione concreta alla funzionalità dell’ufficio, mentre deve ritenersi penalmente irrilevante se non presenta conseguenze economicamente e funzionalmente significative; ne consegue che il reato deve ritenersi configurabile in tutti quei casi in cui emerga il consapevole abusivo sistematico smodato uso dei beni di servizio per finalità esclusivamente private”.

Quindi anche nel caso in cui la condotta non abbia cagionato un danno patrimoniale apprezzabile al patrimonio della PA, si ritiene comunque sussistente il peculato d’uso qualora abbia pregiudicato in concreto l’ordinaria attività funzionale della P.A. ledendone l’immagine ed il decoro della stessa, come avvenuto nel caso in esame.

avv. Aurora E. Passerini